“Tecniche di progettazione di un quagliodromo”-InEditaBlog 5/2/06


Una grammatica al quadrato

Il blog è una grammatica? Io non sono capace di addentrarmi nel dibattito su COSA sia un blog. Posso dire, però, dal mio punto di vista, che NON è un “genere letterario”. Molto banalmente è uno strumento, un modus, una modalità espressiva.

Ed è un modus che si presenta come una grammatica, un insieme di regole. O meglio, spesso si presenta come una iper-grammatica: come se il blog fosse l’esperienza di una regola, di una modalità, di un metodo.  

Una regola che si mostra applicandosi e si applica mostrandosi.

Da questo discende la fortuna che i giochi (che sono insiemi di regole) ottengono all’interno della scrittura dei blog (tutta l’esperienza di Zop lo dimostra, da festival dadista all’indietro negli anni; oppure i vari blogrodeo, i lapallissiani, o i maltusiani, o anche le invenzioni dei “cartografi folli“.


Per una geografia dello sguardo

 Ogni sguardo sul reale è carico di precognizioni, concetti, ricordi, “cultura”. La geografia dello sguardo è la ricomposizione di tutto il bagaglio di concetti che proiettiamo e riproiettiamo sulle immagini che incontrano il nostro sguardo.I blog fotografici hanno spesso la caratteristica peculiare (il pregio) di far emergere e risaltare, portandoli a condivisione, questi aspetti di “concettualizzazione” dello sguardo: in questa prospettiva tutto il vedere è sempre un “vedere come”.Ad essere modificate sono sia la geografia (percezione) dello sguardo di chi realizza il blog fotografico sia quella di chi semplicemente lo segue o di chi partecipa inviando foto. L’attenzione verso le immagini che si incontrano nel quotidiano è modificata dalla consapevolezza “concettuale” (un tipo di astrazione) che il blog attua.

C’è qualcosa di simile, in questo procedimento, alla “filosofia” interna all’estetica Dada: i blog fotografici attribuiscono  – spesso – significati nuovi ad oggetti vecchi. Molte delle biciclette abbandonate che incontro sono, in senso stretto  – e “dadaista” – dei perfeti “ready made


Cosa c’entra il quagliodromo!?

Non so come si progetta un quagliodromo. So solo che è una parola interessante, ed anche una metafora interessante. Si può pronunciare sia quagliòdromo che quagliodròmo.

Intanto cosa indica: “grande campo recintato per l’addestramento dei cani alla caccia della quaglia” (DeMauro-Paravia ) Stessa definizione anche nello Zingarelli2004: “terreno destinato alla preparazione dei cani per la caccia alla quaglia”. E’ una parola fortemente tecnica e retrò, datata 1965 e costruita sul modello del più nobile “ippodromo”. Mi piace perché nessuno si sognerebbe di usarla, nessun “blogger”; o forse qualche blogger-cacciatore.

Ma forse tutti i blogger sono cacciatori: vanno a caccia delle parole capaci di dare forma alle loro necessità espressive. L’attenzione alla forma delle parole è una sensibilità molto sviluppata in chi utilizza il mezzo dei blog: c’è la costruzione di una lingua (“pescatori di parole” diceva Pirandello) personale. Ecco, in molti c’è questa attenzione al ritagliarsi una lingua personale. E una lingua personale passa anche dal recupero, dall’invenzione di storie intorno ad una parola come “quagliodromo”.

E siccome un quagliodromo è, in fin dei conti, un bel recinto (come questo…) si tratta solo, infine, di sciogliere in qualche modo la metafora e di capire chi, qui tra noi, sia cacciatore, chi cane e chi quaglia.
Grazie.



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